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CHI SIAMO

 

Crediamo con forza nella qualità, nel rispetto del consumatore e nel "far cultura" in modo imprescindibile da onestà e correttezza.

 

Da circa quaranta anni in Montefalco produciamo olio extra vergine di oliva di alta qualità. Siamo entrati in regime di controllo CE per le produzioni biologiche (Reg. CE 2092-91), siamo soci AIB, il nostro prodotto viene certificato da agricoltura biologica dall’Istituto per la Certificazione etica e Ambientale (ICEA).

Proponiamo un prodotto di altissima qualità, puntando ad una vendita diretta ed esclusiva. Lo scopo questo sito e delle recensioni in esso contenute non è soltanto la mera vendita del prodotto, ed in particolar modo ci interessa fornire al consumatore le necessarie conoscenze:

-per districarsi nel complesso mondo degli oli di oliva,

-per renderlo conscio di ciò che acquista e informarlo sul rapporto qualità prezzo,

-per sensibilizzarlo su come l’uso quotidiano di un prodotto di qualità possa migliorare le aspettative di vita.

Perché abbiamo scelto il Biologico?

In questi ultimi decenni scienza e tecnica si sono evolute ad un ritmo senza pari. I processi chimico-fisici dell’industria di trasformazione sono enormemente migliorati, la produttività in campo agricolo è notevolmente incrementata, sono state scoperte le memorie logiche e  una rete mondiale di comunicazione…….

A nostro avviso, e crediamo non solo nostro, gli effetti del repentino progresso a cui stiamo assistendo purtroppo non finiscono qui:

-Le scorie industriali insieme a diserbanti, pesticidi, concimi chimici e alla folle corsa al consumismo hanno inquinato gran parte del suolo e delle acque.

Chi è cresciuto in un’azienda agraria, piccola o grande che sia, si è sicuramente accorto che nei piccoli corsi d’acqua la vita è quasi scomparsa. Una volta popolati da crostacei, anguille e piccoli pesci ora sono deserti dove sopravvivono in molti casi solo le rane.

Concimi chimici, diserbanti e pesticidi dopo anni e anni di trattamenti si sono accumulati nel suolo nelle acque e nelle derrate alimentari.

La domanda è: “quando la concentrazione di queste sostanze nelle derrate sarà tale da superare i livelli di guardia che cosa faremo?”

Non conosciamo la risposta ma possiamo anticiparvi che il rimedio non sarà semplice, sempre che ci sarà rimedio. I nemici naturali dei patogeni vegetali sono anch’essi organismi e sono in genere molto più sensibili ai veleni dei patogeni stessi, quindi, non si potrà riammettere in natura i primi perché non sopporterebbero le alte dosi di veleni presenti nel terreno.

 E allora?

Potremmo modificare geneticamente questi organismi superiori in modo da renderli resistenti ai veleni così da tenere perlomeno sotto controllo i patogeni.

Ma l’immissione in natura di nuovo materiale genetico che tra l’altro potrà essere influenzato in senso mutagenico da alcuni di questi veleni (pesticidi, erbicidi……), sarà al di sopra di ogni ragionevole dubbio innocua?

In parole povere crediamo che nessuno al mondo ci metterebbe le mani sul fuoco.

Non converrebbe già da ora destinare risorse alla ricerca scientifica agroalimentare per non raggiungere i cosiddetti LIVELLI  CRITICI D’INQUINAMENTO.

Non converrebbe imporre alle multinazionali un minor guadagno e un maggior rispetto per il consumatore e l’ecosistema?

Credo che perfino ai manager d’azienda sia caro il futuro e la qualità della vita dei propri discendenti. Ma questo basterà a fargli cambiare idea?

La nostra riflessione si è tradotta in quello che pensiamo essere un addotto logico, e cioè:

-se i prodotti che usiamo in agricoltura (in particolare diserbanti, pesticidi, derivati di concimi chimici….), si accumulano nel terreno e si riversano nelle acque, significa anche che sono presenti nelle colture e quindi nel raccolto. In definitiva finiscono negli animali che se ne cibano direttamente o indirettamente e quindi nell’uomo.

Passo successivo è stato di iniziare a produrre secondo il modello dell’agricoltura biologica. Dopo aver richiesto il controllo della filiera di produzione ad un organo riconosciuto giuridicamente dalle leggi comunitarie in vigore (nel nostro caso l'istituto di certificazione etica e ambientale, ICEA ), siamo entrati come previsto dal Reg. CEE 2092/91 e Reg. CEE 2078/92 in regime di controllo comunitario. Questi regolamenti, emanati dalla Comunità Europea, permettono di identificare le Aziende Biologiche attraverso il controllo del loro operato in modo che vengano adoperati solo concimi naturali e non chimici, ma e soprattutto che non vengano usati pesticidi, diserbanti o altre sostanze ritenute potenzialmente pericolose per gli organismi viventi (incluso l’uomo). Questi regolamenti prevedono altresì che per i primi tre anni di produzione l’azienda sia denominata IN CONVERSIONE BIOLOGICA, dicitura che deve essere riportata nelle etichette del prodotto. Dopo il periodo di conversione, in osservanza delle norme di cui al regolamento stesso l’azienda può dirsi effettivamente BIOLOGICA ai sensi normativi.

Dopo quarant’anni di esperienza nel settore olivicolo e 17 anni nel settore biologico ci sentiamo di affermare:

  1. È sostenibile produrre alimenti biologici a patto di accettare la concomitante piccola diminuzione di produttività per ettaro. Nel nostro caso specifico, l’oliveto ha diminuito la produzione di circa il 10%.

  2. Gli oliveti biologici sono più sensibili alle patologie della pianta e quindi va posta una particolare cura nella prevenzione.

  3. Tutto questo costa in termini di tempo e di denaro, per cui, ai costi di una produzione di qualità si aggiungono quelli del mantenimento biologico del fondo.

A nostro avviso, il consumatore dovrebbe quantomeno capire che i prezzi di un prodotto di qualità sono un pò più alti, ma un prodotto di qualità che includa la trasparenza delle caratteristiche e della filiera di produzione:

 "ASSICURA E TUTELA IL CONSUMATORE".

In altri termini, lo rende informato e conscio sugli alimenti che acquista, lo rende cittadino e non un oggetto da manipolare da chi individua nel GUADAGNO il bene supremo, l’obiettivo da raggiungere a “qualsiasi” costo.

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